Massimario
Tribunale Como , Sez. Lavoro, Sentenza n. 244 del 16.10.2017 – Dott. G. L. ORTORE
Lavoro subordinato - Licenziamento - Giusta causa

Nel caso di una successione di comportamenti la cui somma determina il venir meno della fiducia del datore di lavoro nelle future prestazioni del dipendente, la tempestività della contestazione va riferita a detta somma, e quindi all’episodio che determina  il superamento del limite che giustifica il licenziamento. Per quanto riguarda i comportamenti pregressi, se da un lato è necessario che sia stata portata a conoscenza del lavoratore la loro valutazione negativa, in tempo utile perché lo stesso possa evitarne la reiterazione, dall’altro non sussiste a carico del datore di lavoro l’ulteriore onere di adottare per ciascuna inadempienza un adeguato provvedimento disciplinare, a pena di decadenza dal potere di attribuire ad essa rilevanza a fondamento di una più grave sanzione.

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 2119

Legge 20.05.1970, n. 300, art. 7

Conformi

Cass. civ., sez. lav., 25.09.2002, n. 13943

Cass. civ., sez. lav., 01.02.1996, n. 884

Contra

Cass. civ.,  sez. lav., 16.06.1987, n. 5309

Corte d’Appello di Firenze, 02.07.2015

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Tribunale Como , Sez. Lavoro, Sentenza n. 223 del 22.09.2017 – Dott.ssa B. CAO
Infortunio sul lavoro - Rischio elettivo

In tema di infortuni sul lavoro e di c.d. rischio elettivo, premesso che la ratio di ogni normativa antinfortunistica è proprio quella di prevenire le condizioni di rischio insite negli ambienti di lavoro e nella possibile negligenza, imprudenza o imperizia degli stessi lavoratori, destinatari della tutela, la responsabilità esclusiva del lavoratore sussiste soltanto ove questi abbia posto in essere un contegno abnorme, inopinabile ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, così da porsi come causa esclusiva dell’evento, creando egli stesso condizioni di rischio estraneo a quello connesso alle normali modalità del lavoro da svolgere. In assenza di tale contegno da parte del lavoratore, l’eventuale suo coefficiente colposo nel determinare l’evento è irrilevante sia sotto il profilo causale sia sotto quello dell’entità del risarcimento dovuto.

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 2087

Conformi

Cass. civ., sez. lav., 13.01.2017, n. 798

Cass. civ., sez. lav., 04.12.2013, n. 27127

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Tribunale Como , Sez. Lavoro, Sentenza n. 236 del 10.10.2017 – Dott. G. L. ORTORE
Obbligazioni e contratti - Incapacità del contraente - Incapacità di intendere e di volere - Domanda di annullamento del contratto - Condizioni - Onere delle prova

Ai fini della sussistenza dell’incapacità di intendere e di volere, costituente causa di annullamento del negozio ex art. 428 c.c., non occorre la totale privazione delle facoltà intellettive e volitive, essendo sufficiente che esse siano menomate, sì da impedire comunque la formazione di una volontà cosciente; la prova di tale condizione non richiede la dimostrazione che il soggetto, al momento di compiere l’atto, versava in uno stato patologico tale da far venir meno, in modo totale e assoluto, le facoltà psichiche, essendo sufficiente accertare che queste erano perturbate al punto da impedirgli una seria valutazione del contenuto e degli effetti del negozio e, quindi, il formarsi di una volontà cosciente, e può essere data con ogni mezzo o in base ad indizi e presunzioni, che anche da soli, se del caso, possono essere decisivi per la sua configurabilità.

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 428

Conformi

Cass. civ., sez. lav., 30.05.2017, n. 13659

Cass. civ., sez. lav., 08.06.2011, n. 12532

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Tribunale di Como, Sezione II, Sentenza n. 1306 del 13.09.2017 – Dott.ssa N. SOMMAZZI
PROCEDIMENTO CIVILE - Opposizione tardiva a decreto ingiuntivo - Conoscenza non tempestiva del provvedimento monitorio - Mera riduzione del termine per svolgere l’opposizione a causa della nullità della notificazione - Irrilevanza - Individuazione di un termine sufficiente per svolgere compiutamente le difese da parte dell’ingiunto - Necessità

La conoscenza non tempestiva che legittima l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo deve essere correlata non al dies a quo da cui decorre il termine di cui all’art. 641 c.p.c., ma in prospettiva del dies ad quem, e sussiste quando l’ingiunto non è stato in grado, in relazione alle condizioni soggettive ed oggettive, di tempo e luogo, di predisporre necessarie ed adeguate difese. (Nel caso di specie il Tribunale ha dichiarato inammissibile l’opposizione, avendo ritenuto congruo il termine di 26 giorni intercorso tra il ritiro dell’atto notificato e la scadenza del termine per l’opposizione tempestiva).

Riferimenti normativi

Codice di Procedura Civile, art. 650

Conformi

Cass. civ., sez. VI, 04.04.2016, n. 6518

Cass. civ., sez. III, 14.05.2013 n. 11550

Cass. civ., sez. I, 21.06.2012, n. 10386

Cass. civ., sez. Unite, 12.05.2005, n. 9938

Tribunale di Milano, 04.05.2017

Tribunale di Treviso, 23.03.2017

Tribunale di Milano, Sez. VI, 18.07.2016

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Tribunale di Como, Sezione II, Sentenza n. 1306 del 13.09.2017 – Dott.ssa N. SOMMAZZI
PROCEDIMENTO CIVILE - Decreto ingiuntivo - Opposizione Tardiva - Ammissibilità - Nullità della notificazione del provvedimento monitorio - Sufficienza - Esclusione - Causa determinante della non tempestiva conoscenza del provvedimento monitorio e della impossibilità di proporre una tempestiva opposizione - Necessità - Onere probatorio a carico dell'opponente

L’allegazione e la dimostrazione della nullità della notificazione del decreto ingiuntivo non sono sufficienti per legittimare l’opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c., in quanto per l’applicazione di tale norma non è sufficiente che ci sia stato un mero ritardo nella conoscenza del decreto ingiuntivo ma è richiesto che l’ingiunto – su cui gravano i relativi oneri probatori – abbia acquisito cognizione del decreto solo quando non era più in grado di proporre un’opposizione tempestiva.

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Tribunale di Como, Sezione II, Sentenza n. 1195 del 28.07.2017 – Dott.ssa N. SOMMAZZI
ASSICURAZIONE - Assicurazione della responsabilità civile - Facoltà e obblighi dell'assicuratore - Gestione della lite - Eccezione di mancanza di copertura assicurativa - Eccezione in senso proprio - Esclusione - Conseguenze

L’eccezione di inoperatività della polizza assicurativa non costituisce un’eccezione in senso proprio, ma una semplice difesa: trattandosi di mera argomentazione giuridica per sostenere l’estraneità dell’evento ai rischi contemplati nel contratto, può essere sollevata per la prima volta nella fase finale del giudizio o nel giudizio di appello.

Riferimenti normativi

Codice di Procedura Civile, art. 167

Conformi

Cass. civ., sez. III, 03.07.2014, n. 15228

Cass. civ., sez. III, 16.03.2012, n. 4234

Corte d’Appello di Firenze, 08.01.2015

Corte d’Appello di Bologna, 15.11.2013

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Tribunale di Como, Sezione II, Sentenza n. 1195 del 28.07.2017 – Dott.ssa N. SOMMAZZI
OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. - Obbligazione accessoria - Sospensione dell’esecuzione del contratto - Configurabilità

La previsione di cui all’art. 1460 c.c., secondo cui, nei contratti a prestazioni corrispettive, la pretesa che ha titolo nel contratto può essere paralizzata se è ravvisabile in capo al soggetto che la sta esercitando l’inadempimento delle obbligazioni che abbia a sua volta assunto, si può invocare anche in caso  di inadempimento di obbligazioni accessorie a quella principale (obbligazioni collaterali di collaborazione, di protezione, di informazione, etc.), a condizione che siano essenziali per l’equilibrio sinallagmatico del rapporto negoziale e di gravità tale da menomare la fiducia nel corretto adempimento del contratto. (Nel caso di specie, a fronte dell’eccezione ex art. 1460 c.c. sollevata dall’utente di rete idrica convenuto in giudizio dal gestore per il pagamento di bollette di importi considerevoli per consumi anomali dovuti ad un guasto della stessa rete sul tratto a valle del contatore, il Tribunale ha escluso che l’obbligazione accessoria di collaborazione da parte del fornitore, intesa come obbligo di segnalazione generica di guasti concernenti gli impianti privati, costituisse obbligo essenziale per l’equilibrio del sinallagmatico del rapporto di fornitura e che la mancanza fosse di gravità tale da giustificare il mancato pagamento dell’acqua erogata).

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 1460

Conformi

Cass. civ, sez. II, 30.06.2016, n. 13446

Cass. civ., sez. II, 18.03.1999, n. 2474

Tribunale di Monza, 09.01.1997

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Tribunale di Como, Sezione II, Sentenza n. 1172 del 25.07.2017 – Dott.ssa S. GRAVAGNOLA
COMPETENZA E GIURISDIZIONE CIVILE - Clausola compromissoria - Impossibilità di procedere alla nomina degli arbitri - Tutela dell’autonomia privata - Validità clausola - Intervento suppletivo ex artt. 809 ed 810 c.p.c. - Applicazione analogica

Qualora la clausola compromissoria inserita in un contratto di appalto preveda che la disciplina del collegio arbitrale (e quindi anche le modalità di designazione degli arbitri) debba avvenire in base al regolamento di un organismo specificamente indicato nel contratto, ma rivelatosi inesistente, l’impossibilità di procedere alla nomina degli arbitri secondo quanto concordato non comporta la nullità della clausola, bensì l’applicazione analogica del meccanismo suppletivo di designazione degli arbitri di cui al combinato disposto degli art. 809 e 810 c.p.c., che consente di salvaguardare la esplicita ed inequivoca volontà espressa dalle parti di rinunciare alla giurisdizione statuale.

Riferimenti normativi

Codice di Procedura Civile, art. 809

Codice di Procedura Civile, art. 810

Conformi

Corte d’Appello di Lecce, 06.07.2015

Tribunale di Bari, 15.06.2006

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Tribunale di Como, Sezione II, Sentenza n. 1267 del 29.08.2017 – Dott.ssa C. D’OSUALDO
GIURISDIZIONE CIVILE - Giurisdizione sullo straniero - Responsabilità extracontrattuale - Locus commissi delicti - Atti di concorrenza sleale - Sede dell’impresa del danneggiato - Irrilevanza - Ambito economico di produzione delle conseguenze dei comportamenti denunciati - Rilevanza

Nel caso in cui sia promossa azione extracontrattuale di risarcimento danni, l’art. 5.3 del Regolamento CE 44/01 (previsione rimasta invariata all’art. 7.2 del nuovo Regolamento n. 1215/12, in vigore dal 10.01.2015) consente che un soggetto domiciliato in uno Stato membro sia convenuto avanti all’Autorità Giurisdizionale di altro Stato membro in cui “l’evento dannoso è avvenuto, o può avvenire”: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ripetutamente statuito che l’espressione utilizzata dal legislatore comunitario per determinare la competenza giurisdizionale si riferisce sia al luogo del fatto generatore del danno, sia al luogo in cui il danno si è verificato, e che il convenuto può, a scelta dell’attore, essere indifferentemente citato avanti al Giudice di uno dei due luoghi.

Qualora l’evento dannoso denunciato dall’attore sia riconducibile ad atti di concorrenza sleale, luogo di commissione dell’illecito non è quello in cui il danneggiato ha sede, ma quello in cui si sono manifestati sia gli atti vietati dall’art. 2598 c.c. sia gli effetti sul mercato dell’attività concorrenziale vietata: la competenza giurisdizionale va determinata sulla base delle specifiche caratteristiche dell’attività in questione e non può essere riferita a qualsiasi settore di esplicazione dell’attività del soggetto, dovendo individuarsi l’ambito economico di produzione delle conseguenze dei comportamenti che si assumono lesivi della concorrenza (Fattispecie in cui l’attrice aveva contestato atti di concorrenza sleale per appropriazione di pregi e la società straniera convenuta aveva eccepito che poiché l’iniziale evento dannoso – consistito nella realizzazione dei prodotti – si era verificato in uno Stato estero, a quest’ultimo competesse la giurisdizione sulla domanda di risarcimento: il Tribunale ha rigettato l’eccezione e riconosciuto la giurisdizione italiana in quanto era nel mercato italiano che la convenuta aveva alterato la concorrenza fra le imprese).

Riferimenti normativi

Regolamento CE n. 44/2001, art. 5.3

Conformi

Corte di Giustizia Unione Europea, sez. I, 21.04.2016, n. 572/14

Corte di Giustizia Unione Europea, sez. V, 18.07.2013 nella causa C-147/12

Corte di Giustizia Unione Europea, sez. V, 25.10.2011 nella causa C-133/11

Cass. civ., sez. un., 19.01.2017, n. 1311

Cass. civ., sez. un., 10.09.2013, n. 20700

Cass. civ., sez. un., 10.06.2013, n. 14508

Tribunale di Milano, sez. spec. in materia di imprese, 14.09.2017

Corte d’Appello di Roma, sez. spec. in materia di imprese, 29.04.2017

Corte d’Appello de L’Aquila, 03.03.2011

Per la seconda parte della massima:

Cass. civ., sez. VI, 27.10.16, n. 21776

Cass. civ., sez. I, 13.07.2004, n. 12974

Tribunale di Bologna, sez. spec. in materia di imprese, 20.06.2016

Tribunale di Milano, 19.02.2008

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Tribunale di Como, Sezione II, Ordinanza del 09.10.2017 – Dott.ssa S. GRAVAGNOLA
CONTRATTI BANCARI - Facoltà del correntista ex art. 119 T.U.B. esercitata per la prima volta in corso di causa - Ammissibilità

Il potere del correntista di chiedere alla banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente tra gli stessi intervenuto può essere esercitato, ai sensi del comma 4 dell’art. 119 del vigente Testo Unico Bancario, anche in corso di causa e a mezzo di qualunque modo si mostri idoneo allo scopo, purché entro i confini della fase istruttoria del processo.

Riferimenti normativi

Testo Unico Bancario, art. 119

Conformi

Cass. civ., sez. I, 11.05.2017, n. 11554

Contra

Cass. civ., sez. lav., 24.01.2014, n. 1484

Cass. civ., sez. lav., 25.10.2013, n. 24188

Tribunale di Como, 22.06.2015

Tribunale di Nocera Inferiore, 29.01.2013

Tribunale di Pescara, 04.10.2007

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