Massimario
Tribunale di Como, Sezione Lavoro, Sentenza n. 8 del 24.01.2017 – Dott.ssa BARBARA CAO
INDEBITO PREVIDENZIALE

La ricorrente titolare di pensione sociale e di indennità di accompagnamento, chiedeva l’indennità prevista per i ciechi parziali, domanda che veniva accolta retroattivamente. A seguito dell’accoglimento risultava un credito a favore della ricorrente, ma risultava indebitamente percepita la pensione sociale perché a seguito del cumulo tra pensione sociale e pensione per ciechi, erano stati superati i limiti di reddito stabiliti dalla legge. Il credito ammontava a euro 9.081,08 e  il debito a  euro 10.333,03. L’errore dell’istituto previdenziale è stato nel non avere operato contestualmente la compensazione tra quanto dovuto alla ricorrente e quanto dalla stessa percepito in più per lo stesso periodo.

La causa deve essere decisa facendo riferimento all’articolo 52 della legge 9  marzo 1978 n. 173,  nell’interpretazione di cui all’articolo 13 legge 30 dicembre 1991 n. 412 : “la sanatoria prevista opera in relazione ad un formale definitivo provvedimento che risulti viziato da errore di qualsiasi natura imputabile all’ente erogatore salvo che la percezione sia dovuta a dolo dell’interessato”, dolo nel caso di specie non eccepito dall’ente previdenziale. Al momento della presentazione della domanda di pensione per ciechi civili la ricorrente nulla poteva sapere circa l’accoglimento della  domanda  della pensione  per ciechi. L’Inps ha errato nel non valutare contestualmente che la retrodatazione della pensione per ciechi, avrebbe comportato, per lo stesso periodo, anche la  diminuzione  della  pensione sociale. Non essendoci dolo  né   omissioni o errate dichiarazioni, non può avere luogo ai sensi dell’articolo 52 sopra citato la ripetizione dell’indebito.

Riferimenti normativi

Legge 9.03.1989, art. 52

Legge 31.12.1991, art. 13

Conformi

Cass. civ., sez. lavoro, 29.04.2016, n. 8564

 

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Tribunale di Como, Sezione Lavoro, Sentenza n. 4 del 11.01.2017 – Dott.ssa BARBARA CAO
INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO - Decadenza

In materia di invalidità civile il termine semestrale di decadenza va necessariamente identificato con la comunicazione della decisione negativa adottata a seguito della domanda di riconoscimento delle provvidenze in materia di invalidità civile. L’articolo  42 decreto  legge 30 settembre 2003 n. 269 non consente di ritenere che la decadenza ivi prevista si applichi unicamente alla domanda amministrativa che sia rigettata per decadenza dei requisiti sanitari, ma impone di ritenere che il termine semestrale si riferisca ad ogni ipotesi nella quale è stata rigettata la domanda di invalidità sia per carenza dei requisiti sanitari che di quelli amministrativi. I termini errati comunicati dall’Inps nella decisione di rigetto, non consentono di superare il principio in base al quale le decadenze relative ai rapporti previdenziali e assistenziali integrano una  materia sottratta alla disponibilità delle parti ex articolo 2969 c.c., non derogabile dall’assistito. Gli atti dell’istituto possono semmai legittimare azioni risarcitorie, sempre che tali atti concretizzino condotte lesive dei canoni di correttezza  e buona fede.

Riferimenti normativi

Decreto Legge 30.09.2003 n. 269, art. 42

Codice Civile, art. 2969

Conformi

Cass. civ., sez. lavoro, 09.12.2016, n. 25268

Cass. civ., Sez. Unite, 29.05.2009, n.  12718

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Tribunale di Como, Sezione Lavoro, Sentenza n. 35 del 27.03.2017 – Dott. GIOVANNI ORTORE
BENEFICI AMIANTO - Rivalutazione contributiva

Nelle cause in cui si chiede la rivalutazione contributiva per c.d  benefici amianto, la decadenza ex articolo 47 DPR 639 del 1970 prevista in tre anni non decorre dalla domanda all’Inail, ma da quella di pensione  presentata all’Inps,. L’Inail non è litisconsorte necessario. Deve altresì riconoscersi l’interesse ad agire in capo al lavoratore, in quanto la giurisprudenza ritiene ammissibile la domanda di accertamento dell’effettiva consistenza della posizione contributiva in relazione alla rivalutazione dei contributi accreditati nei periodi lavorativi di esposizione all’amianto. Il consulente tecnico d’ufficio  può avvalersi anche dell’indagine condotta da altro consulente tecnico in un altro giudizio. Le prove testimoniali e la consulenza tecnica d’ufficio sono sufficienti a ritenere  provata una notevole e  continuativa ultradecennale esposizione all’amianto.

L’agevolazione contributiva prevista dall’articolo 13 comma 8 della legge  257 del 1992, che prevede la moltiplicazione per il coefficiente di 1,5 del periodo lavorativo di esposizione ultradecennale all’amianto essendo sia per la sua  maturazione, sia per sua determinazione, più favorevole di quella introdotta dall’articolo 47 comma 1 decreto legge 269/03, spetta a coloro che alla data del 2 marzo 2003 abbiano maturato i requisiti contributivi ed anagrafici, tenendo conto anche dell’incremento previsto dall’articolo 13 legge 257/92, richiesti per ottenere la pensione.

Riferimenti normativi

Legge 13.04.1992 n. 257, art. 13

Decreto Legge 30.09.2003 n. 269, art. 47

Conformi

Cass. civ., sez. lavoro, 29.10.2003, n.  16256

Cass. civ., sez. VI, 08.09.2015, n.  17798

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Tribunale di Como, Sezione Lavoro, Sentenza n. 5 del 17.01.2017 – Dott.ssa BARBARA CAO
CONTRATTO DI LAVORO - Vizi e mancanza del consenso - Violenza - Minaccia di far valere un diritto - Rilevanza come violenza morale - Condizioni - Conseguimento di un vantaggio ingiusto - Necessità - Requisiti - Fattispecie

La minaccia di far valere un diritto assume i caratteri della violenza morale, invalidante il consenso prestato per la stipulazione del contratto, ai sensi dell’art. 1438 c.c., soltanto se è diretta a conseguire un vantaggio ingiusto, situazione che si verifica quando il fine ultimo perseguito consista nella realizzazione di un risultato che, oltre ad essere abnorme e diverso da quello conseguibile attraverso l’esercizio del diritto medesimo, sia iniquo ed esorbiti dall’oggetto di quest’ultimo, e non quando il vantaggio perseguito sia solo quello del soddisfacimento del diritto nei modi previsti dall’ordinamento. (Nel caso di specie il datore di lavoro ha prospettato al lavoratore, vista la situazione che si era venuta a creare in azienda a seguito delle indagini in corso che lo avevano visto dapprima indagato e poi imputato, per un delitto avvenuto nell’espletamento delle sue mansioni lavorative, un possibile mutamento di mansioni alternativo all’inizio del procedimento disciplinare per i medesimi fatti, circostanza ordinaria per non dire doverosa in casi siffatti. Non veniva minacciato alcun male ingiusto al lavoratore. La proposta mirava invece a salvaguardare il suo posto di lavoro essendo evidentemente del tutto incerto l’esito dell’eventuale procedimento disciplinare).

Riferimenti normativi

Codice Civile,  art. 1438

 

Conformi

Cass. civ., sez. I, 09.10.2015, n.  20305

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Tribunale di Como, Sezione Lavoro, Sentenza n. 9 del 20.02.2017 – Dott. GIOVANNI ORTORE
LAVORO SUBORDINATO - Costituzione del rapporto - Durata del rapporto - Contratto di lavoro a tempo determinato - Pubblico impiego privatizzato - Reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato - Esclusione

In materia di reiterazione dei contratti a tempo determinato per i docenti precari è necessario distinguere tra supplenze annuali, c.d. su organico di diritto, e supplenze temporanee, c.d. su organico di fatto. E’ illegittima solo la reiterazione, oltre 36 mesi, dei contratti a termine su organico di diritto, mentre deve ritenersi consentita la ripetizione, anche oltre tale limite, dei contratti a termine sui posti vacanti su organico di fatto, con durata limitata al solo periodo di svolgimento dell’attività didattica, a meno che il docente non dimostri che il rinnovo oltre i 36 mesi risponda ad esigenze di carattere non provvisorio, ma durevole e permanente.

Riferimenti normativi

Decreto Legislativo 16.04.1994 n. 297, art. 4

Decreto Legislativo 06.09.2001 n. 368, art. 36

Legge 03.05.1999 n. 124, art. 4

Conformi

Cass. civ., Sez. Unite, 15.03.2016, n. 5072

 

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Tribunale di Como, Sezione II, Sentenza n. 219 del 9.02.2017 – Dott.ssa SARAH GRAVAGNOLA
PROVA TESTIMONIALE CIVILE – Testimonianza de relato

In tema di rilevanza probatoria delle deposizioni di persone che hanno una conoscenza indiretta del fatto controverso occorre distinguere i testimoni de relato actoris dai testimoni de relato: i primi depongono su fatti e circostanze di cui sono stati informati dal soggetto medesimo che ha proposto il giudizio e la loro deposizione non ha alcuna rilevanza; i secondi depongono su circostanze che hanno appreso da soggetti estranei al giudizio e le loro dichiarazioni possono essere poste alla base del convincimento del Giudice.

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 2721

Codice di Procedura Civile, art. 116

Conformi

Cass. civ., sez. VI, 17.02.2016,  n. 3137

Cass. civ., sez. I, 15.01.2015, n. 569

Cass. civ., sez. I, 3.04.2007, n. 8358

 

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Tribunale di Como, Sezione I, Decreto del 6.03.2017 – Giudice Est. Dott. MARCO MANCINI
FALLIMENTO - Prededucibilità del credito derivante da imposte sull’immobile (IMU e TASI)

Il credito derivante dalle imposte sull’immobile (IMU e TASI) maturate nel corso della procedura concorsuale deve ritenersi prededucibile ex lege, in forza dell’espresso disposto dell’art. 10 comma 6 del D.Lgs. 504/1992, così come riformato nel 2006, per quanto riguarda l’IMU, e della sua applicabilità in via analogica ai tributi che ne condividono il presupposto impositivo, per quanto riguarda la TASI.

Riferimenti normativi

Legge Fallimentare, art. 111

Decreto Legislativo 30.12.1992 n. 504, art. 10

 

Conformi

Tribunale di Como, 24.01.2017

Cass. civ., sez. I, 28.02.2013, n. 2015

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Tribunale di Como, Sezione I, Decreto del 6.03.2017 – Giudice Est. Dott. MARCO MANCINI
FALLIMENTO - Ripartizione dell’attivo - Conflitto tra crediti prededucibili e crediti ipotecari

La previsione di cui all’art. 111 ter comma 2 L. Fall. non pone una regola di carattere meramente contabile, ma detta un criterio di regolamentazione degli eventuali conflitti tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione: detto conflitto deve essere risolto facendo gravare sul ricavato dei beni oggetto di garanzia sia le spese prededucibili specificamente sostenute per la loro conservazione, amministrazione e liquidazione, evidenziate nel conto speciale, sia un’aliquota di spese generali in quanto sostenute nell’interesse dei creditori.

Riferimenti normativi

Legge Fallimentare, art. 111 bis

Legge Fallimentare, art. 111 ter

Conformi

Tribunale di Como, 24.01.2017

Tribunale di Milano, 21.05.2015

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Tribunale di Como, Sezione II, Sentenza n. 123 del 24.01.2017 – Dott.ssa CATERINA D’OSUALDO
COMPENSAZIONE - Compesanzione atecnica - Necessità di domanda riconvenzionale o eccezione di compensazione - Esclusione

In caso di crediti originati da un unico rapporto, la cui identità non è esclusa dal fatto che uno di essi abbia natura risarcitoria, derivando da inadempimento, è configurabile la cd. compensazione atecnica, nel qual caso la valutazione delle reciproche pretese comporta l’accertamento del dare e avere, senza necessità di apposita domanda riconvenzionale od eccezione di compensazione, che postulano, invece, l’autonomia dei rapporti ai quali i crediti si riferiscono.

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 1241

Codice Civile, art. 1242

Conformi

Cass. civ., sez. III, 13.08.2015,  n. 16800

Cass. civ., sez. lav., 29.08.2012, n. 14688

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Tribunale di Como, Sezione I, Sentenza n. 121 del 24.01.2017 – Dott.ssa LAURA SERRA
PROCEDIMENTO CIVILE - Riassunzione - Mancata rinnovata costituzione della parte già costituita - Contumacia - Rinuncia alla domande precedentemente formulate - Esclusione

In seguito alla riassunzione del processo interrotto, il mancato rinnovo dell’atto di costituzione della parte già costituita, pur comportandone la contumacia, non implica alcun abbandono delle domande già proposte.

Riferimenti normativi

Codice di Procedura Civile, art. 290

Codice di Procedura Civile, art. 291

Codice di Procedura Civile, art. 303

Conformi

Cass. civ., sez. III, 16.12.2014,  n. 27372

Cass. civ., sez. III, 30.09.2008, n. 24331

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