Massimario
Trib. Como – Sez. Lavoro (dott.ssa Cao) – sentenza n. 4/2017
Previdenza ed assistenza (assicurazioni e pensioni sociali) - Controversie in materia di assistenza e previdenza - Domanda in via amministrativa - Decadenza dall'azione giudiziaria - Erronea indicazione dei termini di proposizione del ricorso giurisdizionale - Incidenza - Esclusione - Fondamento - Fattispecie

L’erronea indicazione da parte dell’INPS del termine per proporre ricorso in sede giurisdizionale, contenuta nel provvedimento di rigetto della domanda amministrativa, non è idonea ad incidere sul decorso dei termini di decadenza dall’azione giudiziaria per il conseguimento di prestazioni previdenziali, di cui all’art. 47 del d.P.R. 30 aprile 1970, n. 639, trattandosi di termini stabiliti da disposizioni di ordine pubblico, indisponibili dalle parti. (In applicazione dell’anzidetto principio, il Tribunale di Como ha dichiarato la decadenza della domanda giudiziale per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, proposta dopo sei mesi dal rigetto amministrativo, anche se la parte aveva formato il proprio convincimento sulla base dell’erronea indicazione nel provvedimento dell’INPS di un termine triennale per adire l’autorità giudiziaria).

riferimenti normativi
L. 14 novembre 1992 n. 438
D.L. 19 settembre 1992 n. 384, Art. 4
D.P.R. 30 aprile 1970 n. 639, Art. 47

conformi
Cass. Civ. sez. L. 09/09/2011 n. 18528
Cass. Civ. sez. L. 19/03/2014 n. 6331
Cass. Civ. sez. L. 20/05/2015 n. 10376
Cass. Civ. sez. L. 29 febbraio 2016 n. 3990

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Tribunale di Como, Decreto del 24.01.2017 – Dott. Petronzi /2
FALLIMENTO - Prededucibilità del credito derivante da imposte sull’immobile (IMU e TASI)

Il credito derivante dalle imposte sull’immobile (IMU e TASI) maturate nel corso della procedura concorsuale deve ritenersi prededucibile ex lege, in forza dell’espresso disposto dell’art. 10 comma 6 del D.Lgs. 504/1992, così come riformato nel 2006, per quanto riguarda l’IMU, e della sua applicabilità in via analogica ai tributi che ne condividono il presupposto impositivo, per quanto riguarda la TASI.

Riferimenti normativi
Legge Fallimentare, art. 111
Decreto Legislativo 30.12.1992 n. 504, art. 10

Conformi
Cass. civ., sez. I, 28.02.2013, n. 5015

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Tribunale di Como, Decreto del 24.01.2017 – Dott. Petronzi
FALLIMENTO - Ripartizione dell’attivo - Conflitto tra crediti prededucibili e crediti ipotecari

La previsione di cui all’art. 111 ter comma 2 L. Fall. non pone una regola di carattere meramente contabile, ma detta un criterio di regolamentazione degli eventuali conflitti tra crediti prededucibili e crediti assistiti da cause di prelazione: detto conflitto deve essere risolto facendo gravare sul ricavato dei beni oggetto di garanzia sia le spese prededucibili specificamente sostenute per la loro conservazione, amministrazione e liquidazione, evidenziate nel conto speciale, sia un’aliquota di spese generali in quanto sostenute nell’interesse dei creditori.

Riferimenti normativi
Legge Fallimentare, art. 111 bis
Legge Fallimentare, art. 111 ter

Conformi
Tribunale di Milano, 21.05.2015

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Tribunale di Como, Sentenza n. 1607 del 5.12.2016 – Dott. D’Aniello
RESPONSABILITA’ CIVILE - Responsabilità per l’esercizio di attività pericolosa - Impiego da parte del gestore della discoteca di un impianto elettroacustico di potenza tale da poter determinare la lesione dell’udito

L’attività del gestore della discoteca, in ragione della natura dei mezzi dallo stesso adoperati, ove costituiti da un impianto elettroacustico di potenza tale da poter determinare la lesione dell’udito, deve essere qualificata come pericolosa ai sensi dell’art. 2050 c.c., con la conseguenza che, se il gestore non prova di aver adottato tutte le misura idonee ad evitare il danno, sorge in automatico la sua responsabilità

Riferimento normativi
Codice Civile, art. 2050

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Tribunale di Como, Sentenza n. 1598 del 22.11.2016 – Dott. D’Aniello
MATRIMONIO - Diritti e doveri dei coniugi - Coniugi separati o divorziati - Obbligo di mantenimento del figlio maggiorenne e non ancora autosufficiente - Legittimazione iure proprio del genitore - Condizioni - Coabitazione con il figlio

La legittimazione del genitore a richiedere iure proprio all’ex coniuge separato o divorziato la revisione del contributo per il mantenimento del figlio maggiorenne, non ancora autosufficiente economicamente, va esclusa in difetto del requisito della coabitazione con il figlio, la quale sussiste solo in presenza di un collegamento stabile di questi con l’abitazione del genitore, compatibile con l’assenza anche per periodi non brevi, purché, tuttavia, si ravvisi la prevalenza temporale della sua effettiva presenza, in relazione all’unità di tempo considerata.

Riferimenti normativi
Legge 1.12.1970 n. 898, art. 6
Codice Civile, art. 147

Conformi
Cass. civ., sez. VI, 28.10.2013, n. 24316
Cass. civ., sez. I, 25.07.2013, n. 18075
Cass. civ., sez. I, 22.03.2012, n. 4555

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Tribunale di Como, Sentenza n. 1443 del 10.11.2016 – Dott.ssa Serra
ASSICURAZIONE PER LA RESPONSABILITA’ CIVILE - Responsabilità medica - Garanzia per danni cagionati al paziente - Esclusione da tale garanzia del danno iure proprio dei prossimi congiunti in caso di decesso del paziente - Insussistenza

Il contratto di assicurazione stipulato dal medico a copertura della propria responsabilità civile nei confronti del paziente non può essere interpretato nel senso di escludere dalla prestazione assicurativa il danno iure proprio lamentato dai terzi prossimi congiunti del paziente medesimo, deceduto a causa del suo operato.

Riferimenti normativi
Codice Civile, art. 1917

Conformi
Cass. civ., sez. III, 19.01.2016, n. 757 (in materia di responsabilità civile del datore di lavoro per l’infortunio del prestatore di lavoro)

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Tribunale di Como, Decreto del 03.11.2016 (Dott. Marco Mancini, Giudice Delegato) /2
Fallimento – Tutela del credito ipotecario su bene colpito da misura di prevenzione patrimoniale e confisca –Prevale sempre la misura di prevenzione e confisca – Tutela risarcitoria del creditore – Presupposti e condizioni

La disciplina introdotta dalla legge di stabilità n. 282/2012 ha innovato significativamente il controverso rapporto fra procedimento esecutivo e misure di prevenzione patrimoniale di cui all’art. 2 ter della Legge n. 575/1965, fissando regole stringenti e chiarificatrici dei reciproci rapporti, in un’ottica di saldatura con la disciplina prevista dal codice delle misure di prevenzione di cui al D.lgs n. 159/2011. La scelta del legislatore è stata nel senso della prevalenza della misura di prevenzione patrimoniale, nei rapporti tra ipoteca e confisca, indipendentemente dal dato temporale con conseguente estinzione degli oneri e dei pesi iscritti o trascritti. Dunque, la confisca prevale in ogni caso sull’ipoteca per salvaguardare il preminente interesse pubblico, mentre la tutela del terzo di buona fede, titolare di un diritto reale di godimento o di garanzia, ammesso, ora, ad una tutela di tipo risarcitorio, viene differita ad un momento successivo, allorché il terzo creditore di buona fede chiederà – attraverso l’apposito procedimento – il riconoscimento del suo credito (nella specie il Giudice Delegato ha ritenuto che sul creditore munito di ipoteca iscritta anteriormente alla trascrizione del sequestro di prevenzione su un bene definitivamente ablato all’esito di un procedimento di prevenzione cui non si applicava il D.lgs n. 159/2001, incombesse l’onere di provare la condizione della non strumentalità del credito all’attività illecita o all’attività che ne costituiva il frutto o il reimpiego, ovvero la propria buona fede nell’aver ignorato la sussistenza di tale nesso di strumentalità ed ha disposto ai sensi dell’art. 110 L.F. l’accantonamento delle some corrispondenti al credito in contestazione in attesa che il creditore azionasse l’apposito procedimento di accertamento ex art. 1 comma 199 della Legge n. 1999/2012).

Riferimenti normativi
Legge n. 575/1965
D.lgs. n. 159/2012
Legge n. 282/2012, art. 1 commi 194-206.

Conformi
Cassazione civile, Sezioni Unite, 7 maggio 2013 n. 10532

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Tribunale di Como, Decreto del 03.11.2016 (Dott. Marco Mancini, Giudice Delegato)
Fallimento – Reclamo ex art. 36 L.F. avverso il piano di riparto – Necessità per il curatore che interviene di una difesa tecnica – Esclusione

Il reclamo previsto dall’art. 36 L.F. non integra uno strumento di impugnazione in senso proprio, ma, piuttosto, uno strumento di controllo da parte del giudice delegato sugli atti del curatore e del comitato dei creditori che dà luogo ad un procedimento fortemente destrutturato nel quale il curatore ha la possibilità di partecipare senza necessità di difesa tecnica a mezzo di un difensore.

Riferimenti normativi
R.D. 16 marzo 1942 n. 267, artt. 36, 25
Codice di procedura civile, art. 82 commi 1 e 2

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Tribunale di Como, Ordinanza del 03.11.2016 (Dott. Marco Mancini, Pres.Rel.Est.)
Revoca sentenza di fallimento – Legittimato passivo al pagamento delle spese della procedura fallimentare – Applicabilità dell’art. 147 D.P.R. n. 115/2002 alle persone giuridiche – Sussiste - Legittimazione passiva della società debitrice - Presupposti

L’art. 147 del D.P.R. n. 115/2002 entrato in vigore il 1 luglio 2002 prevede che in caso di revoca del fallimento, le spese della procedura fallimentare e il compenso del curatore sono a carico del creditore istante, se condannato ai danni per aver chiesto la dichiarazione di fallimento con colpa, mentre sono a carico del debitore “persona fisica”, se con il suo comportamento ha dato causa alla dichiarazione di fallimento. La disposizione in esame, ai sensi dell’art. 12 delle preleggi al c.c., deve essere interpretata non nel senso puramente letterale, bensì in modo costituzionalmente orientato nel senso di ricomprendere nel suo ambito applicativo anche le società, senza alcuna distinzione con le persone fisiche. Sussistono anche i presupposti per estendere analogicamente la norma al caso dell’ex fallito persona giuridica, tenuto conto della evidente identità tra debitore persona fisica e persona giuridica ai fini del regolamento delle spese della procedura. Pertanto, allorché è escluso che il creditore istante possa aver provocato con colpa la dichiarazione di fallimento successivamente revocata – in quanto in sede di opposizione alla sentenza di fallimento non condannato al risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c. – è la società debitrice reclamante che deve ritenersi responsabile degli oneri che dalla dichiarazione di fallimento siano derivati, essendo incorsa in comportamenti che hanno indotto il giudice nell’errato convincimento della esistenza degli estremi necessari per la dichiarazione successivamente revocata.

Riferimenti normativi
D.P.R. n. 115/2002 art. 147
Art. 12 preleggi al codice civile
Art. 3 Costituzione

Conformi
Tribunale di Udine, Decreto 22.05.2009
Cassazione civile n. 13147/2002, n. 18106/2005

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Tribunale di Como, sentenza n. 1935 del 21.10.2016 (Giudice dott. Alessandro D’Aniello)
Interessi anatocistici – Decorrenza della prescrizione dell’azione di ripetizione – Rimesse solutorie o ripristinatorie – Conseguenze – Onere della prova della natura ripristinatoria

Nell’ambito dell’azione di ripetizione del cliente verso la banca per indebiti pagamenti a fronte della eccepita nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici, il termine di prescrizione decennale inizia a decorrere per le rimesse ripristinatorie dalla chiusura del rapporto, mentre per le rimesse solutorie da ogni singolo addebito in conto ritenuto illegittimo. E’ onere dell’attore provare che il conto corrente fosse affidato, dovendosi ritenere, diversamente, le rimesse sul conto corrente di natura solutoria (il Tribunale ha ritenuto prescritta l’azione di ripetizione dell’indebito aderendo a quella giurisprudenza di merito che, in contrasto con l’orientamento della Corte di Cassazione, ritiene non debba essere la banca a provare la natura solutoria di ogni rimessa, ma debba essere l’attore a provare che il conto corrente fosse affidato e la conseguente natura ripristinatoria della rimessa).

Riferimenti normativi
D.lgs. n. 385/1993, art. 120
Codice civile, art. 1283

Conformi
Tribunale di Mantova, sentenza del 11.06.2014

Contra
Cassazione Civile, sez. I, 26 febbraio 2014 n. 4518

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