Massimario
Tribunale di Como, Sezione Lavoro, Sentenza n. 165 del 21.07.2017 – Dott. G. L. ORTORE
TRASFERIMENTO LAVORATORE - Incompatibilità ambientale - Sanzione disciplinare

Il trasferimento per incompatibilità ambientale è riconducibile alle ragioni tecniche, organizzative e produttive di cui all’art. 2103 c.c.. La sua adozione è subordinata a una valutazione discrezionale dei fatti che possono far ritenere nociva, per il prestigio ed il buon andamento dell’impresa, l’ulteriore permanenza del lavoratore in una determinata sede. Si tratta di un provvedimento che non ha carattere disciplinare, per cui non è richiesto il rispetto del procedimento di cui all’art. 7 l. 300/1970. In tale caso, il controllo giurisdizionale sulle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato, dev’essere diretto ad accertare soltanto se vi sia corrispondenza tra il provvedimento datoriale e le finalità che il datore di lavoro ha posto a suo fondamento. Tale controllo non può essere pertanto esteso al merito della scelta organizzativa, né questa deve presentare necessariamente il carattere dell’inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento rappresenti una tra le scelte ragionevoli che il datore di lavoro possa adottare sul piano tecnico, organizzativo o produttivo.

 

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 2103

Legge 300/1970, art. 7

 

Conformi

Cass. civ., sez. lav., 23.02.2017 n. 4265

Cass. civ., sez. lav., 12.12.2002 n. 17786

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Tribunale di Como, Sezione Lavoro, Sentenza n. 163 dell’ 08.06.2017 – Dott.ssa B. CAO
CARTELLA ESATTORIALE - Avviso di addebito - Prescrizione - Contributi - Conversione del termine di prescrizione breve

La scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui all’articolo 24 comma 5 del D.Lgs 26 febbraio 1999 n. 46, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo, senza determinare anche l’effetto della cosiddetta conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario ai sensi dell’articolo 2953 codice civile; tale ultima disposizione, infatti, si applica solo nell’ipotesi in cui intervenga un titolo giudiziale divenuto definitivo, mentre la suddetta cartella, avendo natura di atto amministrativo, è priva dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato; lo stesso vale per l’avviso di addebito dell’Inps, che dall’1 gennaio 2011 ha sostituito la cartella di pagamento per i crediti di natura previdenziale di detto istituto.

 

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 2953

Codice Civile, art. 2909

 

Conformi

Cass. civ., sez. Un., 25.10.2016, n. 23397

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Tribunale Como , Sez. Lavoro, Sentenza n. 127 del 16.05.2017- Dott. G. L. ORTORE
Lavoro subordinato (rapporto di lavoro) - Licenziamento per giusta causa

La nozione giuslavoristica del termine “rissa” non corrisponde a quella penalisitica (caratterizzata dal requisito oggettivo del numero minimo dei partecipanti e dal carattere violento della contesa, tale da costituire pericolo per l’incolumità pubblica), ma assume il significato che le viene dato nella vita comune (e cioè di contesa anche tra due sole persone idonea a procurate, per le modalità dell’azione e per la sua capacità di coinvolgere terzi, una situazione di pericolo non limitata ai soli protagonisti). Per il configurarsi della “rissa”, in ambito giuslavoristico, pertanto, è richiesta semplicemente l’idoneità del fatto a provocare una qualche alterazione  della regolarità e del pacifico e ordinato svolgimento della vita collettiva all’interno dell’ambiente di lavoro.

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 2106

Conformi

Cass. Civ., sez. lav., 12.02.2016, n. 2830

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Tribunale Como , Sezione Lavoro, Sentenza n. 125 del 03.05.2017 – Dott. G. L. ORTORE
Lavoro subordinato - Demansionamento - Divieto di adibire il lavoratore mansioni non consentite - Nuova formulazione art 2103 c.c. - Diritto all’esecuzione della prestazione lavorativa - Ordine ingiustificato di svolgere mansione inferiori - Dimissioni per giusta causa

Il nuovo testo dell’art 2103 c.1 c.c. consente di adibire il lavoratore a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria di inquadramento delle ultime effettivamente svolte, anche prescindendo dal patrimonio professionale acquisito dal lavoratore medesimo. Resta, di contro, fermo il divieto di adibire il lavoratore a mansioni non consentite, che comprende anche la sottrazione di compiti qualitativamente rilevanti o, peggio ancora, la totale privazione di ogni attività. Pertanto, anche nella nuova formulazione dell’art. 2103 c.c., rimane valido il principio secondo il quale il lavoratore ha diritto a non essere allontanato da ogni mansione, cioè il diritto all’esecuzione della prestazione lavorativa, cui corrisponde il relativo obbligo del  datore di lavoro. La violazione di tale diritto del lavoratore è fonte di responsabilità risarcitoria del datore di lavoro.

L’ordine ingiustificato di svolgere mansioni inferiori o peggio ancora, quello di forzata inattività, senza assegnazione al lavoratore di compiti corrispondenti al suo inquadramento professionale, quindi, si colloca fuori dal rapporto contrattuale e legittima il rifiuto del quest’ultimo di dare adempimento al contratto di lavoro medesimo.

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 2103

Conformi

Cass. civ., sez. lav., 06.03.2006, n. 4766

Cass. civ., sez. lav.,  18.05.2012, n. 7963

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Tribunale di Como, Sezione I, Sentenza n. 483 del 23.03.2017 – Dott.ssa L. SERRA
ASSICURAZIONI SOCIALI - Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali - Responsabilità civile - Surrogazione legale dell'assicuratore - Natura - Rendita vitalizia in favore dei superstiti della vittima

La surrogazione ex art. 1916 c.c. determina, secondo la giurisprudenza unanime, la successione a titolo particolare dell’assicuratore (nella specie, I.N.A.I.L.) nel diritto dell’assicurato al risarcimento verso il terzo responsabile (soggetto esterno al rischio protetto dall’assicurazione obbligatoria): la relativa domanda può essere accolta solo entro i limiti della somma liquidata a titolo risarcitorio, previo accertamento dell’esistenza e dell’entità dei danni secondo le norme del codice civile.

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 1916

Codice Assicurazioni Private, art. 142

Conformi

Cass. civ., sez. Un., 29.04.2015, n. 8620

Cass. civ., sez. III, 18.09.2015, n. 18304

Cass. civ., sez. III, 23.02.2009, n. 4347

Cass. civ., sez. III, 10.01.2008, n. 255

Tribunale di Lucca, 07.04.2017

Tribunale di Perugia, 19.01.2016

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Tribunale di Como, Sezione I, Sentenza n. 483 del 23.03.2017 – Dott.ssa L. SERRA
RESPONSABILITA’ CIVILE - Concorso nel fatto colposo del danneggiato - Volontaria esposizione al rischio di conseguenze dannose - Configurabilità colpa del danneggiato deceduto - Incidenza causale sulla verificazione del sinistro - Necessità - Conseguente riduzione dei danni patiti "iure proprio" dai congiunti

L’esposizione volontaria ad un rischio che si inserisca nella serie causale che ha determinato il sinistro è idonea a fondare una corresponsabilità del danneggiato deceduto ed a ridurre, proporzionalmente, la responsabilità del danneggiante ed il quantum risarcibile nei confronti dei congiunti del primo che agiscano nei confronti del secondo iure proprio (Nella fattispecie il danneggiato aveva violato prescrizioni normative ed aveva effettuato, su incarico del proprietario ritenuto corresponsabile, interventi di potenziamento al motore di un’imbarcazione che ne avevano reso l’uso illegale e pericoloso, come riconosciuto dal C.T.U.).

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 2056

Codice Civile, art. 1227

Conformi

Per la prima parte della massima

Cass. civ., sez. III, 26.05.2014, n. 11698

Cass. civ., sez. III, 19.01.2017, n. 1295

Tribunale di Rimini, 02.02.2017

Per la seconda parte della massima

Cass. civ., sez. VI, 26.04.2017, n. 10220

Cass. civ., sez. III, 17.02.2017, n. 4208

Cass. civ., sez. III, 23.10.2014, n. 22514

Cass. civ., sez. III, 04.11.2014, n. 23426

Tribunale Bari, 03.02.2017

Tribunale Firenze, 09.09.2016

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Tribunale di Como, Sezione I, Sentenza n. 476 del 23.03.2017 – Dott.ssa L. SERRA
PROCEDIMENTO CIVILE - Chiamata di terzo su istanza del convenuto - Estensione della domanda dell'attore al terzo chiamato - Estensione della domanda dell'attore al terzo chiamato - Condizioni - Limiti

Il principio dell’estensione automatica della domanda dell’attore nei confronti del terzo chiamato in causa dal convenuto opera solo quando tale chiamata sia stata effettuata per ottenere la liberazione del convenuto dalla pretesa attorea, per cui il terzo viene identificato come unico soggetto obbligato nei confronti dell’attore, in alternativa al convenuto ed in relazione ad un unico rapporto controverso, e non quando il chiamante abbia fatto valere nei confronti del terzo chiamato un rapporto diverso da quello dedotto dall’attore a fondamento della sua domanda, come in caso di chiamata in garanzia, propria o impropria. In quest’ultimo caso l’attore deve espressamente estendere la domanda al terzo chiamato entro il termine della prima udienza di trattazione a pena di inammissibilità rilevabile d’ufficio, trattandosi di domanda nuova consequenziale alle domande ed eccezioni del convenuto.

Riferimenti normativi

Codice di Procedura Civile, art. 183

Conformi

Cass. civ., sez. III, 28.07.2014, n. 17047

Cass. civ., sez. II, 28.11.2013, n. 26638

Cass. civ., sez. III, 01.06.2006, n. 13131

Tribunale di Grosseto, 08.10.2016

Tribunale di Reggio Emilia, 24.06.2016

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Tribunale di Como, Sezione I, Sentenza n. 476 del 23.03.2017 – Dott.ssa L. SERRA
PROCEDIMENTO CIVILE - Prescrizione - Atti interruttivi - Citazione o domanda giudiziale - Accertamento tecnico preventivo - Efficacia interruttiva della prescrizione - Configurabilità - "Dies ad quem" - Data del deposito della relazione del consulente - Sussistenza

La notificazione del ricorso per accertamento tecnico preventivo e del pedissequo decreto giudiziale determina, trattandosi di atto con il quale si inizia un giudizio conservativo, ai sensi dell’art. 2943 c.c. l’interruzione della prescrizione, che si protrae fino alla conclusione del procedimento, che coincide con il deposito della relazione del consulente nominato (Nella fattispecie l’acquirente di un immobile aveva promosso azione di garanzia per vizi e gravi difetti nei confronti dell’impresa venditrice che ne aveva curato la ristrutturazione).

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 2943

Codice di Procedura Civile, art. 696

Conformi

Cass. civ, sez. II, 19.02.2016, n. 3357

Cass. civ., sez. II, 26.08.2014, n. 18280

Cass. civ., sez. II, 20.04.2011, n. 9066

Corte d’Appello L’Aquila, 11.01.2017

Tribunale di Vicenza, 04.05.2016

Tribunale di Firenze, 30.03.2016

Tribunale di Milano, 26.02.2016

Tribunale di Pisa, 06.07.2015

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Tribunale di Como, Sezione I, Sentenza n. 522 del 30.03.2017 – Dott.ssa L. SERRA
PROCEDIMENTO CIVILE - Prova testimoniale - Capacità a testimoniare - Persone aventi interesse nel giudizio - Vittima di sinistro stradale - Incapacità a deporre nel giudizio di risarcimento proposto da altro danneggiato - Rinuncia o prescrizione estintiva del diritto al risarcimento da parte del testimone – Irrilevanza

La vittima di un sinistro stradale che ha riportato danni è incapace ex art. 246 cod. proc. civ. a deporre nel giudizio avente ad oggetto la domanda di risarcimento del danno proposta da altra persona danneggiata in conseguenza del medesimo sinistro, in quanto deve ritenersi portatore di un interesse giuridico alla partecipazione al giudizio, da valutare ex ante, indipendentemente dal fatto che abbia deciso di rinunciare al risarcimento dei danni subiti ovvero che la relativa azione sia prescritta.

Riferimenti normativi

Codice di Procedura Civile, art. 246

Conformi

Cass. civ., sez. III, 18.04.2016, n. 7623

Cass. civ., sez. III, 29.09.2015, n. 19258

Cass. civ., sez. III, 14.02.2013, n. 3642

Cass. civ., sez. III, 28.09.2012, n. 16541

Giudice di pace di Milano, 21.03.2017

Tribunale Torino, 14.06.2014

Tribunale di Bari Modugno, 07.04.2016

nello stesso senso, Trib. Genova, 16.03.2015 e Tribunale di Taranto, 13.11.2014, specificano essere irrilevante che il testimone dichiari di avere già ottenuto il risarcimento del danno subito.

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Tribunale di Como, Sezione I, Sentenza n. 650 del 26.04.2017 – Dott.ssa L.F. IORI
COMUNIONE NEI DIRITTI REALI - Condominio negli edifici - Parti comuni dell'edificio - Muri - Canna fumaria realizzata da un condomino in aderenza al muro condominiale a servizio della proprietà esclusiva - Liceità dell'opera - Criteri

L’installazione di una canna fumaria a servizio della proprietà esclusiva di un condomino sul muro comune perimetrale (facciata) dell’edificio condominiale integra una modifica della cosa comune che ciascun condomino può apportare a sue cure e spese per l’esercizio di un uso più intenso ex art. 1102 C.C., a condizione che non pregiudichi i pari diritti d’uso e di godimento degli altri condomini e non rechi pregiudizio alla stabilità ed alla sicurezza dell’edificio, non alterandone il decoro architettonico.

L’alterazione di tale decoro si verifica non già quando si mutano le originali linee architettoniche dell’edificio, bensì quando la nuova opera – modificandone l’originario aspetto anche soltanto in singoli elementi o punti – si rifletta negativamente sull’insieme dell’aspetto armonico dello stabile.

Riferimenti normativi

Codice Civile, art. 1102

Codice Civile, art. 1120

Conformi

Per la prima parte della massima

Cass. civ., sez. II, 23.02.2012, n. 2741

Tribunale di Genova,  14.01.2009

Per la seconda parte della massima

Cass. civ., sez. II, 16.05.2000, n. 6341

Tribunale di Catania, 02.05.2017

Tribunale di Bologna, 16.06.2014

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